Andrea e Arabella: convivenza, matrimonio, dono
Ciao! Ci chiamiamo Andrea e Arabella e anche noi volevamo raccontarvi del nostro matrimonio.
Innanzittutto perché sposarsi, visto che già convivevamo?
C’è un cammino alle spalle, domande di senso e ricerca passate attraverso vissuti e percorsi, che forse non si possono liquidare in poche battute…
Però un atto davanti a Dio e davanti a tutti, un atto che parlasse del si che era ed è presente fra noi due, di quell’amore che ci portava a dire con verità e in profondità: se non con lei, se non con lui, con chi altro?
…di quel si alla vita, al nostro amarci e aprirci in due al futuro…
quell’atto decisamente ha fatto e fa la differenza, eccome se la fa!
Del nostro cammino fatto per arrivare a questo però una cosa era molto chiara, proprio partendo da un versetto della Genesi dove è scritto che l’uomo e la donna lasceranno il loro padre e la loro madre e i due formeranno una carne sola ( Gen 2ss ).
Ci era chiaro che il giorno del matrimonio segnava una nuova tappa di vita: da essere dei “bambini”, “figli di qualcuno/a”, ad essere persone adulte, autonome, svincolate dalle opinioni, da una certa visione del mondo e delle cose in realtà non nostre: un bambino – ed è giusto che sia così – la pensa con i valori e le prospettive dei genitori; ma un adulto “dovrebbe” essere qualcosa di altro che il prolungamento delle aspettative del papà e della mamma…
Per noi perciò questo momento, oltre a significare il nostro si all’amore e alla vita, voleva essere il segno di essere adulti, di camminare con le proprie gambe. In realtà, per arrivare a dire un vero e grande si, bisogna pure saper dire dei no…
Era il nostro matrimonio, il nostro giorno: perché non si doveva celebrarlo con i nostri valori e la nostra sensibilità, tra l’altro in linea con il vangelo?
Anni prima Andrea era stato nelle baraccopoli in Brasile, Arabella con i missionari Comboniani in Zambia: poteva il nostro celebrare il si a Dio, all’amore e alla vita offendere chi è più sfortunato di noi? Per noi e la nostra sensibilità questo era contrario a una visione di fraternità e di sguardo religioso sulla realtà.
Per questo il nostro matrimonio è stato all’insegna della sobrietà, della spontaneità e della festa.
Chi l’ha detto che per fare un bel matrimonio ci vogliono tanti soldi?
Se non si guarda alla forma delle cose, stabilite da una certa “moda”, ma al loro nucleo, alla loro essenza,allora Festa, Sobrietà, Bellezza, Armonia, Condivisione e Gioia, si posso ben combinare. Si può far si che veramente sia uno dei più bei giorni della nostra vita ( non però “il più bello” però, perché la Meraviglia e il dono di Dio ci aspettano sempre per sorprenderci ogni giorno e sempre di più)!!!
Tanto per iniziare la marcia nuziale d’entrata in chiesa era fatta da un fratello di Andrea e un suo amico con chitarra elettrica e basso: la risposta italiana a Jimmy Hendridx !
Andrea, estimatore delle culture dei popoli aveva un abito nigeriano, sicuramente poco tradizionale ma molto elegante; e Arabella con un abito fatto dalla mamma sarta, mooolto elegante, preso da un modello africano, ma altrettanto molto sobrio nei prezzi …
Non volevamo regali ( spesso tante trappolette di gusto discutibile…) , né abbiamo fatto bomboniere e confetti, ma tutto quello che si raccoglieva lo davamo “nelle mani” di una suora che che opera in Zambia e che Arabella conosceva.
Inoltre per la festa dopo la celebrazione abbiamo chiesto una sala ai padri Comboniani, dove abbiamo fatto un buffet. Ognuno ha portato qualcosa da mangiare e dalla condivisione di ognuno… abbiamo mangiato abbondantemente tutti ed è avanzata del cibo che abbiamo dato ad una comunità di adolescenti in difficoltà e per le cucine popolari.
Tutte le spese sostenute per il matrimonio, le fedi,un’offerta ai padri per la sala, tovaglie e piatti e bicchieri… ammontano a 500 ( cinquecento!!! ) euro; la somma raccolta a messa per i nostri fratelli in Zambia è di 3100 ( tremilacento!!!) euro:…insomma questo è stato il segno della fratellanza universale che abbiamo imparato da Gesù di Nazareth

