Sposi subito

Come affrontare difficoltà vere o presunte che ti separano dal matrimonio

Non ci capiamo più…

Archiviato in: Lettere, Il sacramento — admin at 10:43 am on Martedì, Marzo 3, 2009

Carissimo don Marco, sono arrivata attraverso una navigazione in rete un pò casuale a conoscere il tuo sito e devo immediatamente farti complimenti assolutamente sinceri ed entusiastici, tanto che mi riprometto di pubblicizzare il sito come posso nella convinzione di fare un bel dono a chi riceve la segnalazione. Non so se posso chiedere un tuo consiglio via mail ma ho bisogno di aiuto e quindi ci provo, ringraziandoti tantissimo anche se non avrai il tempo di rispondermi.

Mi chiamo Vittoria, ho 36 anni (37 tra qualche mese) e sono fidanzata da 15 mesi con un uomo di 45 anni. Nonostante la nostra debole natura umana (e le reticenze del fidanzato) stiamo portando avanti un fidanzamento casto, con il sostegno del Signore che vogliamo illumini le nostre strade in passato avvolte dalle tenebre (io ho avuto numerose relazioni, il mio lui ha convissuto per 15 anni con una donna divorziata). In questo momento stiamo vivendo un periodo di crisi dovuto ad un opposto modo di vedere il presente e l’immediato futuro. Più precisamente, io ho una gran voglia di sposarmi e mettere su famiglia, dettata oltre che dalla convinzione che Matteo sia l’uomo giusto per me anche dal mio “orologio biologico” di donna.

Lui, che dopo pochi mesi di conoscenza (e non ancora rigorosi nella castità come siamo oggi) mi aveva chiesto di sposarlo, adesso dice che non mi sposerà finchè non avrà ottenuto una stabilità contrattuale nel lavoro (molto prestigioso ma a tempo determinato) che attualmente lo obbliga a dividersi tra Roma e Milano.

L’opposta visione si è manifestata in questi ultimi mesi con scontri verbali, polemiche e reciproco allontanamento per un motivo molto semplice. Io non riesco a tollerare quello che mi sembra un “amore sottoposto a condizione” e gli chiesto di dimostrarmi che non ha cambiato idea sul matrimonio ma solo non può definire una data. Lui si è offeso della mia “malafede”, non mi ha fornito le dimostrazioni che chiedevo (seguire comunque un corso per fidanzati e conoscere la sua famiglia) e ha aumentato critiche (e nostalgici confronti con l’avvenente ex convivente) verso di me, iniziate in primavera quando gli ho “imposto” serietà nel valore condiviso della castità. La situazione è ancora più complessa, io non so più cosa pensare (la preghiera mi conforta ma ancora non mi da discernimento) e mi sarebbe davvero prezioso un consiglio di un uomo di fede (ognuno di noi ha un “direttore spirituale” ma sono amici di famiglia e si sono dimostrati, certamente in buona fede, un pò di parte) Grazie infinita Vittoria

Cara Vittoria (nome di fantasia per tutelare le vere identità) è difficile dare un consiglio sensato e circostanziato così a distanza senza conoscere bene tutti i termini della questione. Mi sembra -però- che siate giunti ad una sorta di contrattualità nel vostro rapporto, mentre può essere utile ricuperare una dimensione di dono, avendo anche il coraggio di dirvi reciprocamente con chiarezza quali siano i fattori che vi stanno allontanando e perchè. Fatti risentire a breve.

don Marco

Storie: Vittorio Trancanelli (1) >> la coppia

Archiviato in: Sposi raccontano, Il sacramento — admin at 12:09 am on Lunedì, Ottobre 2, 2006

Ecco la vita di un uomo che ha vissuto ilo suo rapporto di coppia in modo davvero singolare

Un giorno, essendo vicina l’estate, i colleghi parlavano delle vacanze dicendo: “Quest’anno devo mettere una vela in più sulla barca”, “Io invece voglio cambiare località”, “Io voglio comprare un motoscafo”, Vittorio operava e ascoltava, poi dice: “Ragazzi, domani non vengo in ospedale, non mettetemi malati in lista per operarli”. “Vitto’… che devi fare?”. “Vado dal giudice”. “Dal giudice? A fare che?”. “Vado a prendere un altro bambino in affido”. In sala operatoria si fa silenzio. Vittorio alza la testa e dice “Io e mia moglie ci divertiamo così, non vi preoccupate ragazzi”. Il protagonista di questo episodio è Vittorio Trancanelli, il medico perugino che la diocesi di Perugia–Città della Pieve propone come testimone della fede al convegno ecclesiale di Verona. Vittorio è morto a soli 54 anni il 24 giugno del 1998. Ha vissuto la sua fede nella quotidianità della vita. Nel suo lavoro, nella famiglia, nella sua passione per la Bibbia e per l’ebraismo.

La vita. Vittorio è figlio di Saverio Trancanelli e Caterina Sedeucic, rifugiati a Spello (lì nasce il 26 aprile 1944) a causa della guerra. La famiglia si trasferisce a Petrignano di Assisi, dove Vittorio vive fino al matrimonio con Lia. Si fidanza con lei a 21 anni, si laurea in medicina, si sposano il 18 ottobre 1970 e vanno a vivere a Perugia. “Quando Vittorio e io eravamo fidanzati pensavamo già ad un matrimonio cristiano, volevamo vivere con il Signore e anche fondare la nostra vita su di Lui che è la Roccia. Ci sembrava un sogno ma piano piano con la lettura e la meditazione della Parola di Dio potevamo realizzarlo”. Sono le parole di Lia. Con lei Vittorio ha condiviso ogni scelta formando una coppia veramente speciale per la sintonia spirituale e il legame affettivo.

Storie coraggiose: Vittorio Trancanelli (2) i figli…

Archiviato in: Figli & Co, Il sacramento — admin at 12:07 am on Lunedì, Ottobre 2, 2006

Nel 1976, un mese prima della nascita del primo figlio Vittorio si ammala gravemente. Da una colite ulcerosa trasformatasi in peritonite gravissima uscì vivo per puro miracolo di Dio che ha accolto le suppliche di una moglie in attesa e di tanta gente che pregava per lui. Da quell’operazione rimane segnato per la vita portando una ileostomia fino alla fine, sopportando disagio e dolore che confidava solo alla moglie. “Dopo la nascita di Diego - continua Lia -, decidemmo di mettere in pratica il vangelo (Mt 18,5) Chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio accoglie me”.

Arrivarono così i primi due figli adottivi, cui ne seguiranno altri e altri in affido. La loro esperienza di coppia si allarga in un progetto condiviso con altri: accogliere famiglie e persone, in particolare bambini, in stato di bisogno. Nasce l’associazione “Alle querce di Mamre”, che prende il nome dal luogo in cui Abramo ospitando nella sua tenda degli stranieri accoglie Dio. Vittorio sceglie quel nome perché esprime esattamente ciò che vuol fare. Accogliere Dio, scrisse con altri cinque amici che condividevano il progetto, “quel Dio che scopriamo proprio nella comunione con gli altri fratelli, nella logica del quotidiano, nella dimensione cristiana del vivere quotidiano, possibile a tutti”.

Fonte www.convegnoverona.it