Sposi subito

Come affrontare difficoltà vere o presunte che ti separano dal matrimonio

Paola e Alessio raccontano >> IL SUCCO: PERCHÉ CI SIAMO SPOSATI

Archiviato in: Sposi raccontano, Paola e Alessio — admin at 8:08 pm on Martedì, Dicembre 19, 2006

IL SUCCO: PERCHÉ CI SIAMO SPOSATI

Ci sono diverse risposte al quesito sul perché abbiamo scelto di sposarci, e tutte hanno come fondamento la più ovvia, “perché ci volevamo bene”. Entrambi avremmo voluto condividere sempre più cose, tempo, pensieri, la nostra fisicità con l’altro. Essere solo “morosi” non era più sufficiente, volevamo diventare consorti, nel senso letterale di “coloro che condividono la sorte”. Abbiamo pensato che il nostro amore valeva davvero tanto, ci era caro. Talmente tanto caro da pagarlo con…la nostra vita! Che bella questa parola, “caro”, un termine scappato dall’economia così ricorrente tra innamorati! E questo pensiero ci ha portato a scegliere come seconda lettura alla cerimonia quella lettera ai Corinzi dove s. Paolo inneggia all’amore chiamandolo appunto carità. Carità è il termine con cui è stato tradotto “amore”, e richiama come radice il termine “caro”, che viene usato in maniera ambivalente anche come costoso. Dire all’altro “tu mi sei caro” è come dire che si è disposti a pagare molto per lui, l’amore è appunto carità, è costoso. Noi due abbiamo soppesato un po’ la cosa, e siamo giunti alla conclusione che per avere il dono prezioso di condividere tutta la gamma di sentimenti possibili (dalla gioia al dolore!) e tutti gli stati (dalla salute alla malattia!) …eravamo disposti a pagarlo, questo caro prezzo!

Che avventura: chi potrà assicurarci che noi due siamo davvero l’ideale l’uno per l’altra? Nessuno! Il nostro impegno è proprio di diventarlo, volere il bene e la felicità dell’altro. Certo, è un’incognita quotidiana, siamo ancora all’inizio e tanti ci dicono che il nostro entusiasmo è ancora troppo fresco per essere obiettivi. Effettivamente lo crediamo anche noi, non ci sarà sempre il vento dell’entusiasmo e dell’avventura a sospingerci, verrà di certo anche il gelo dell’attrito, degli sgarbi, anche del disamore, forse. Non crediamo di essere superuomini, né così illusi da credere che “vivremo per sempre felici e contenti” (…ma che noia!). Leggiamo anche noi i dati e le statistiche sui divorzi, le separazioni e vediamo pure noi sposi scontenti e disillusi.

Ecco dunque forse il senso ultimo del nostro matrimonio in Cristo: in quei momenti ci augureremo (preghiamo per questo!) che la direzione giusta ci venga suggerita da Dio, dalla forza del sacramento che abbiamo celebrato! Abbiamo sete di questa forza, vediamo che la preghiera ci sostiene e ci spinge, ne vediamo i frutti.

Se siamo insieme, è perché abbiamo ascoltato la nostra vocazione!

Paola e Alessio Raccontano: IL MATRIMONIO FAI DA TE

Archiviato in: Sposi raccontano, Paola e Alessio — admin at 8:05 pm on Martedì, Dicembre 19, 2006

Il matrimonio è un business infallibile. Se dovessimo arricchirci, sceglieremmo questo ramo, perché quando ti dicono che tutto deve essere perfetto nel giorno più bello della tua vita, tu non puoi fare altro che essere d’accordo e, se sai che saranno le bomboniere d’argento a regalarti un secondo supplementare di pura felicità, non esiti a sganciare qualche centinaio di euro in più. Magari anche a chiedere un prestito. Magari anche a ritardare di un anno il matrimonio per avere il denaro.

Ma se vi dicessero che la bomboniera d’argento vi renderà sposi felici, voi ci credereste davvero? No. Neanche noi.

Quando abbiamo capito che avremmo speso un capitale per il matrimonio ci siamo riproposti alcune cose:

  • per quanto ci è possibile, facciamo le cose con le nostre mani (e quelle di amici, parenti…)
  • per quanto possibile, eliminiamo il superfluo
  • visto che dobbiamo spendere, almeno vogliamo che i nostri soldi vadano nelle tasche di chi ha un comportamento quantomeno etico, e magari che finanzino un progetto equo e solidale
  • per quanto ci è possibile, vogliamo divertirci!

 

La cerimonia è stata il centro della festa. L’abbiamo curata, ci siamo dedicati a scegliere le letture che rispecchiassero di più le nostre intenzioni, ci siamo rivolti al nostro padre spirituale per viverla al meglio. E ci siamo sentiti criticare proprio da lui alcune nostre iniziative, il nostro prete puntava molto sulla semplicità e l’essenzialità del rito, che è completo di suo senza fronzoli artificiali degli sposi. I quali, peraltro, non sono il centro della cerimonia. Sono i ministri, ma il centro è sempre l’eucaristia.

Poi i fiori. Abbiamo raccolto da un conoscente contadino delle spighe mature (simbolo di fecondità e del Pane) e la fiorista ha fatto le composizioni. A me piacevano i girasoli (più economici delle rose, e di grande effetto con le spighe!) e il tocco di verde lo hanno dato dei tralci d’edera, leit motiv del nostro matrimonio (ne avevo in testa, era il soggetto dipinto sulle bomboniere e…sull’auto!) e che nel linguaggio dei fiori sono il segno della fedeltà.

Le bomboniere erano ovviamente fai-da-te (e anche fai-fare-alla-zia-artista!). Al consorzio agrario abbiamo acquistato dei vasetti di coccio, poi dipinti e riempiti di terriccio e semi di girasole, segno dell’unione feconda.

Anche gli inviti e le partecipazioni erano scritti a mano: abbiamo lavorato un po’, ma ci siamo anche divertiti.

La festa è stata la parte più difficile da organizzare, abbiamo riscontrato alcune lacune da parte delle ONG incapaci di proposte professionali e insieme etiche. Alla fine abbiamo optato per l’affitto di un locale sui colli Euganei, un’enoteca con uno spazio aperto ampio, dove un catering equo e solidale ha allestito la cena. Il regalo dei nostri testimoni è stato una vera perla: la musica. Hanno chiamato un’associazione che suona dal vivo musica popolare europea: salentina, irlandese, polacca. Abbiamo ballato fino a perdere il fiato e il ricordo ci riscalda spesso il cuore.